• Francisco Goya
  • 1814
  • 2,66 x 3,45 m
  • Olio su tela
  • Museo del Prado – Madrid

Francisco Jose de Goya y Lucientes nacque nel 1746, figlio di una piccola proprietaria terriera e di un artigiano doratore. Dopo essersi formato alla scuola dei Padri Scolopi e dopo aver sostenuto delle lezioni private di pittura, Goya intraprese agli inizi degli anni ’70 del 1700 un viaggio in Italia per approfondire lo stile classico che in quegli anni era il fondamento della cultura accademica. Una volta tornato in patria, il pittore ottenne importanti incarichi come la nomina di vicedirettore dell’accademia di pittura San Fernando e nel 1799 il titolo di “primero pintor de camara del Rey”. Dopo l’esilio del 1824 si stabilì a Bordeaux dove, ammalato già da diversi anni, morì nel 1828.

Il 24 febbraio del 1814, poco prima del ritorno di Ferdinando VII sul trono di Spagna, lontano dalla penisola da ormai sei anni,  inviò una lettera al Consiglio di Reggenza spagnolo dove chiedeva se poteva: ricordare per mezzo del pennello le più memorabili ed eroiche scene della nostra gloriosa rivoluzione contro il tiranno d’Europa. La risposta del governo non si fece attendere più di tanto. Infatti, il 9 marzo assecondò la richiesta dell’artista, ripromettendosi anche di pagare le spese dovute alla realizzazione dell’opera come i colori e gli strumenti da lavoro. Così il genio di Goya diede vita, nello stesso anno, a due opere strettamente collegate quali “Il 2 maggio del 1808” e “Le fucilazioni del 3 maggio del 1808”, chiare testimonianze della guerriglia dei cittadini spagnoli nei confronti dell’invasore francese, “el tiran de Europa” Napoleone Bonaparte.

Il 2 maggio del 1808  si diffuse la voce che le truppe francesi volevano condurre fuori da palazzo reale Francesco di Paola, fratello minore dell’allora re Ferdinando VII, una folla di popolani si radunò ai piedi della residenza reale, in piazza dell’armeria. Qui ebbero inizio i primi scontri fra la popolazione spagnola e l’esercito francese che, rapidamente, si diffusero in tutta la città. Mentre i popolani cercavano di bloccare le porte di Madrid, per impedire l’entrata di un numero ancora maggiore di truppe imperiali, Gioacchino Murat, genero di Napoleone e generale del contingente francese, era già riuscito ad introdurre all’interno della mura buona parte del suo esercito. Così facendo, il condottiero non ebbe particolari problemi a sedare le rivolte. Nel dipinto, l’artista spagnolo riporta uno dei molteplici scontri avvenuti durante tale giornata. Nonostante il fumo e la polvere che si alzano da terra in seguito allo scontro concentrino l’attenzione dell’osservatore nei confronti dei personaggi della guerriglia, come si può evincere dalle architetture tipicamente spagnole sullo sfondo, l’episodio si svolge a Madrid in quella che, secondo la tradizione, sarebbe Puerta del Sol, dove abitava il figlio di Goya.

Nell’opera è possibile distinguere le due fazioni avverse. A destra del dipinto sono raffigurate le truppe imperiali, ovvero i mamelucchi, soldati egiziani reclutati da Gioacchino Murat, il cui segno di distinzione è il grande turbante riposto sopra il capo. Attraverso la presenza del contingente militare egiziano, Goya sembra voler stabilire un collegamento storico tra l’ottocento e il conflitto spagnolo- musulmano caratteristico della “Reconquista”. Dall’altra parte del dipinto, principalmente nella porzione sinistra, sono collocati i cittadini spagnoli che, a piedi, privi di corazza e muniti di coltelli, provano l’assalto alle truppe francesi. Alcuni riescono nel loro intento, come è possibile osservare con le due figure poste in primo piano e rispettivamente vestite, da sinistra verso destra, di bianco/beige e di nero, mentre altri cadono sotto l’incalzare dei colpi dei mamelucchi, come si può notare dai due corpi posizionati a terra sotto il cavallo bianco. Ed è proprio quest’ultima figura, raffigurata in maniera un po’ sproporzionata che, attraverso il contrasto cromatico con il rosso del mamelucco che viene disarcionato, costituisce il centro visivo dell’opera. La scena si colloca in un ambiente cupo dove Goya, precursore dell’espressionismo moderno, vuole comunicare, senza filtri, il clima della Spagna durante l’invasione di Napoleone. Questa caratteristica è perfettamente presente anche nell’opera successiva a quella analizzata, ovvero “Le fucilazioni del 3 maggio del 1808”.

Piccola curiosità sul quadro: durante la guerra civile spagnola, dal 1936 al 1939, per proteggere le opere del museo dai bombardamenti, quest’ultime sono state traferite. Il camion adibito al trasferimento del “2 maggio del 1808” ha subito un’incidente, causando il parziale danneggiamento dell’opera. La tela, in un secondo momento, è stata restaurata, conservando però volutamente alcune porzioni compromesse per testimoniare la devastazione che ha colpito la nazione durante la guerra civile.

Matteo Melotti