• Giambattista Tiepolo
  • Residenza di Würzburg – Germania
  • 1751-1753
  • Affresco

Il grande affresco che riveste la volta dello Scalone d’onore della residenza del principe-vescovo Von Greiffenclau a Würzburg fu realizzato tra il 1751 ed il 1753 dal pittore veneziano Giambattista Tiepolo «genio strabocchevole, strapotentissimo» (C.Boito) che «animò i personaggi senza enfasi inutili» (F.Pedrocco).

Alla base della progettazione dell’affresco è sicuramente un grandissimo studio dell’architettura circostante e dell’illuminazione dell’ambiente: Tiepolo sa che lo spettatore sarà obbligato dalla dimensione degli scalini ad una salita molto lenta e che, soprattutto, non avrà mai una visione completa dell’opera, ma sarà costretto ad osservarla pezzo per pezzo da punti di vista sempre differenti. Ciò quindi giustifica il dinamico andamento a fregio della decorazione, con le immagini che corrono sui quattro lati del soffitto attorno al cornicione fittizio della stanza. La volta modellata da Neumann è inoltre un’ellisse ribassata che permette una morbida distribuzione della luce, senza contrasti troppo forti; per questo, ad esempio, i bordi sono in controluce, mentre il centro dell’affresco è luminosissimo: se fosse stato dipinto con colori più scuri infatti, l’effetto ottenuto sarebbe stato abbastanza oppressivo e  di schiacciamento dell’ambiente. I colori inoltre, sono molto più squillanti nella parte esterna dell’affresco in quanto devono compensare l’effetto creato dalla luce fredda  che arriva dalle finestre poste sulla parete nord, mentre invece la volta centrale ha colori più tenui perché vengono scaldati dalla luce che, al tramonto, entra dalle aperture poste ad ovest. Nell’opera, l’accostamento tra le tinte complementari è usato sapientemente, riprendendo la lezione di Paolo Veronese, in modo da creare effetti di massima luminosità, ed  i colori sono ben definiti, si staccano nettamente gli uni dagli altri senza alcun tipo di sfumatura: tra i toni chiarissimi del cielo e quelli più accentuati dei personaggi si crea infatti un forte contrasto.

Per quanto riguarda la rappresentazione dello spazio, Tiepolo propone uno sfondamento dell’ambiente architettonico creando l’illusione di uno spazio aperto attraverso forti scorci prospettici di ampio respiro e con alcune figure che si sporgono oltre la cornice dipinta, andando ad integrarsi perfettamente con l’architettura della sala e con gli stucchi di Bossi posti negli angoli. L’affollamento di figure lungo il cornicione ed il gioco delle nubi, contribuiscono inoltre ad ampliare lo spazio e a creare un movimento vorticoso attorno alla stanza. Il tema che viene commissionato a Tiepolo è abbastanza comune nell’area austro-tedesca, soprattutto per ciò che concerne la decorazione degli scaloni o delle sale di ricevimento delle residenze, e tratta il Trionfo dell’Olimpo, rappresentato al centro, e dei quattro continenti allora conosciuti, America, Africa, Asia ed Europa, raffigurati invece ai lati.

Salendo la gradinata, la prima allegoria che si presenta agli occhi dello spettatore è quella dell’America, personificata come tutte le altre dalla figura di una donna, in questo caso una sorta di idolo circondato da indiani che le porgono dei doni. Per rappresentarla, l’artista fa tesoro delle immagini a stampa e dei resoconti di viaggio di missionari, geografi o conquistatori e perciò combina elementi molto diversi tra loro, talvolta fantastici, che presentano diverse incongruenze: si passa dal copricapo di piume dell’America centro settentrionale, al coccodrillo del Messico, fino ad arrivare ai cannibali che rispecchiano l’aspetto più selvaggio del continente. Nell’angolo è presente uno degli elementi maggiormente ironici dell’affresco, ossia un disegnatore che indossa abiti europei e che sembra scivolare dal cornicione contribuendo sia a dare movimento alla scena distruggendone il limite pittorico, che a catturare l’attenzione dello spettatore, destandone la curiosità.

L’allegoria dell’America stende poi un braccio verso sinistra indicando il continente africano e suggerendo la direzione di lettura dell’opera. L’Africa ha come animale rappresentativo un cammello, su cui è seduta una donna dalla carnagione scura, esaltata dal candore degli abiti e del copricapo, cui vengono porti doni sontuosi ed un incensiere fumante. Qui ci troviamo di fronte ad una stupefacente parata di personaggi, ognuno protagonista di una scena autonoma rispetto alle altre: animali esotici come pappagalli prendono il volo, una scimmia ed uno struzzo ammaestrati sono coinvolti in un duetto di difficile interpretazione ed altri personaggi sono intenti in mansioni quotidiane come il conteggio di merci o il carico e scarico delle stesse. Perno narrativo e compositivo del fregio è la figura di un mercante europeo che ha le sopracciglia aggrottate e fissa lo sguardo in lontananza considerando con scrupolo i propri interessi. È questo un chiaro riferimento allo sviluppo del commercio tra l’Europa ed i mondi coloniali che iniziava proprio in quel periodo, procurando lavoro a tutti coloro che si muovevano sul mercato: non a caso il servitore al fianco del mercante si inchina con deferenza.

Di fronte, sul lato lungo, troviamo la personificazione dell’Asia raffigurata su un maestoso elefante, in una scena sovrastata dall’immagine di un obelisco e caratterizzata da un moto rotatorio delle figure. La principessa decide le sorti di uno schiavo seminudo sdraiato a terra, rappresentando così il carattere fortemente assolutista degli imperi asiatici del 1700. In questa parte dell’affresco si può notare la firma di Tiepolo che data l’opera 1753, ponendo l’iscrizione vicino ad una lapide incisa con caratteri esotici che evocano l’aramaico o il copto, per simboleggiare l’arcaicità del continente. Particolare è la raffigurazione del pappagallo, posto fuori dalla cornice pittorica al di sotto della principessa, il quale sta beccando una decorazione di stucco, non distinguendo ciò che e vero da ciò che è artificiale, gioco simbolico tipico della mentalità Settecentesca caratterizzato dall’incrocio tra l’artificiosità della pittura e la natura stessa.

Arrivati al piano nobile è possibile osservare anche l’ultima raffigurazione: l’Europa. Pensata dall’artista per essere simboleggiata dal Toro, ripreso dal mito greco del rapimento di Europa, ed attorniata da personaggi legati alle arti, è invece rappresentata in modo molto più complesso, in quanto deve contenere i messaggi più significativi essendo l’ultima parte di affresco che si presenta agli occhi dello spettatore. Europa è una figura vestita di azzurro posta in un angolo, quasi in secondo piano, per lasciare spazio all’allegoria della pittura: il continente europeo è infatti il perno della civiltà e delle arti figurative. La pittura, strumento della conoscenza della realtà, si sta esercitando nel dipingere il Mondo al cui centro, sempre in accordo con la visione settecentesca, si trova l’Europa. L’architettura invece, viene rappresentata attraverso un omaggio all’architetto della residenza di Würzburg, B.Neumann, morto pochi mesi prima della conclusione dei lavori di Tiepolo. Neumann si trova quindi in primo piano, appoggiato alla balaustra, in posizione rilassata, vestito come un ufficiale ed appoggiato ad un cannone, in quanto egli era principalmente un architetto militare.  Particolare è la raffigurazione di Antonio Bossi, stuccatore, scultore e capo cantiere della residenza: non a caso ai suoi piedi si trovano gli strumenti della scultura antica, che egli rappresenta. Il personaggio però sta partendo, lascia Würzburg in quanto il suo lavoro è terminato e, nel farlo, indica la musica e guarda direttamente verso lo spettatore: si tratta infatti di una delle poche figure che stabiliscono un contatto con l’esterno dell’opera. Con Bossi, stanno partendo anche i Tiepolo, raffigurati nell’angolo, accanto ad una finestra della residenza, appartenente alla stanza in cui visse Giambattista durante lo svolgimento dei lavori. I due ritratti, ossia l’autoritratto di Tiepolo e la rappresentazione del figlio Giandomenico, sono caratterizzati da uno spiccato realismo, che denota la bravura dell’artista nel combinare elementi fantastici e mitologici, con un forte legame con la realtà, in un equilibrio che caratterizza il periodo di declino del rococò internazionale. In questa parte dell’affresco sono inoltre presenti anche una Croce, la Mitra e la Pastorale, allegoria della religione Cristiana.

La composizione ha un taglio diagonale e assume, nei quattro lati, una forma piramidale, culminando nell’immagine del principe-vescovo portato a Trionfo dalla Fama e dalla Gloria, accompagnato da un manto regale di ermellino e da un grifone araldico, trasformato per gioco, in un animale vero e proprio. Ma ad essere sollevato verso il cielo è il ritratto del principe, immagine dell’intera dinastia, esaltata attraverso questa allegoria. Al centro della volta è raffigurato Apollo, il dio delle arti, che porta luce ai quattro angoli della Terra. Attraverso il suo capolavoro, trionfo del rococò, Tiepolo vuole suscitare interesse e mistero, ma soprattutto illusione e meraviglia: cerca infatti di utilizzare trucchi drammaturgici, costumi stravaganti e colpi di scena che permettono di definire l’opera un “teatro della curiosità”, in cui l’azione si sviluppa in una dimensione antinarrativa, costruita solamente attraverso l’addossarsi di personaggi, luci e spazi.

Agnese Pedretti