• Lisippo
  • 320 a.C. (originale) – I secolo d.C. (copia)
  • 200 cm.
  • Bronzo (originale) – Marmo (copia)
  • Museo Pio-Clementino – Musei Vaticani. (copia)

L’Apoxyómenos (dal greco, “colui che si deterge”) è l’ opera più celebre di Lisippo, scultore di Sicione attivo artisticamente dal 370 a.C. circa. La predilezione per il bronzo e la raffigurazione di nudi maschili rimanda a Policleto, di cui Lisippo riprende e rinnova il famoso Canone secondo le novità del tempo. Proprio in questa opera concretizza pienamente il proprio Canone, basato sull’attenzione per la psicologia dei soggetti, l’accurata osservazione del reale e l’individualità dell’uomo, con la sua naturalezza e spontaneità dei movimenti.


Essendo notoriamente due le opere rappresentanti per eccellenza dei due Canoni, si può fare un confronto. Rispetto al Doriforo di Policleto, il corpo dell’ Apoxyómenos di Lisippo è più slanciato, meno possente; gambe, torso e braccia più lunghi, la testa è più piccola. Gli elementi del volto sono più ravvicinati per fornire maggiore espressione. In generale, le statue di Policleto rappresentavano una perfezione astratta nata da calcoli matematici, mentre Lisippo presenta maggiore aderenza alla realtà terrena. La statua, leggermente sbilanciata in avanti, raffigura un atleta a fine competizione, nell’ordinario atto di detergersi il corpo da sudore e polvere con uno strigilis, un raschietto ricurvo di metallo.Le braccia sono portate in avanti: la destra è tesa e la sinistra è piegata per raggiungere con lo strigìle l’avambraccio destro. Così facendo gli arti interrompono la piena visione del busto e la tipica frontalità greca, segno che all’artista interessava dare maggior importanza al movimento che alla perfezione del corpo, difatti è la prima volta nella scultura antica. Si crea così un gioco di luci e ombre, che varia al variare del punto di vista dello spettatore.

Il peso è caricato sulla gamba sinistra, con l’ausilio di un sostegno a tronco d’albero, mentre la gamba destra è flessa e allontanata posteriormente e lateralmente. Il corpo è snello, bloccato nel momento dell’azione, accentuato da una leggera torsione del busto e delle anche. La testa, volta leggermente verso destra, è più piccola di quella del Doriforo di Policleto. Occhi, naso e bocca sono rimpiccioliti e ravvicinati, la fronte leggermente corrugata, le ciocche dei capelli corti disordinate e scomposte. Nella mano destra mancano tutte le dita e i genitali sono coperti da una foglia. La scultura (copia) fu rinvenuta nel 1849 a Trastevere, nel Vicolo delle Palme, rinominato poi “Vicolo dell’Atleta”. Di questa opera si conoscono numerose versioni, delle quali la più famosa è quella dell’Atleta di Lussino.

Giulia Casalini

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