• V/IV secolo a.C.
  • Bronzo
  • 65cm x 130cm
  • Museo Archeologico Nazionale – Firenze

La Chimera di Arezzo  venne scoperta nel 1533 ad Arezzo e probabilmente si tratta di un ex voto destinata ad abbellire un santuario.
È conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, ed è il simbolo del Quartiere di Porta del Foro, uno dei quattro quartieri della Giostra del Saracino di Arezzo.
La chimera era un animale fantastico della mitologia greca che sputava fuoco dalle fauci, uccisa dall’eroe Bellerofonte che la combatté, montando sul cavallo alato Pegaso, con le sue stesse terribili armi: immerse la punta del suo giavellotto nelle fauci della belva e il fuoco che ne usciva sciolse il piombo che uccise l’animale.

Probabilmente la Chimera faceva parte di un gruppo con Bellerofonte e Pegaso ma non si può escludere completamente l’ipotesi che si trattasse di un’offerta votiva a sé stante.
La chimera ha un aspetto mostruoso, con il corpo di leone, la coda a forma di serpente che aggredisce mordendo uno dei corni della capra. Dalle notizie del ritrovamento, presenti nell’Archivio di Arezzo, risulta che questo bronzo venne identificato inizialmente con un leone poiché la coda, rintracciata in seguito da Giorgio Vasari, non era ancora stata trovata. Il restauro della coda è però un restauro sbagliato: il serpente doveva avventarsi minacciosamente contro Bellerofonte e non mordere un corno della testa della capra perché si trova sul proprio corpo.

La testa della capra pare mortalmente ferita a causa del colpo inferitogli da Bellerofonte. Gli occhi e le zanne, oggi perduti, in origine erano realizzati con un metallo diverso.
La figura mitologica della Chimera era sinonimo di una somma di vizi:  la violenza del leone, la perfidia e l’oscurità del serpente. Altra interpretazione è invece data dagli alchimisti medievali. Questi ultimi spiegavano così la Chimera: il leone era il coraggio, la forza, il sole, il calore e l’estate; il serpente rappresentava il male, la notte, la vecchiaia e l’ inverno; la capra infine era la transizione, il crepuscolo e simboleggiava le stagioni dell’autunno e della primavera.

Fin dal suo ritrovamento questo magnifico bronzo destò interesse di vari artisti, tra cui lo scultore del Cinquecento Benvenuto Cellini che, secondo la tradizione, nel curò il primo restauro. Considerata dai Medici, che governavano Firenze, un vero e proprio trofeo archeologico, la Chimera venne subito trasportata nella loro città come simbolo propagandistico della loro politica. Probabilmente la scultura in origine era collocata in un santuario, poiché sulla zampa anteriore destra è visibile un’iscrizione votiva riferita una divinità etrusca.

Natasha Casula