• Epigonos
  • I sec a.C.
  • Marmo
  • H 211 cm
  • Museo Nazionale – Palazzo Altemps, Roma.

Nel 223 a.C. il sovrano pergameno Attalo I commissionò un donario per celebrare la sua vittoria sui Galati, i Celti, da porre sull’Acropoli di Pergamo, nel Santuario di Atena Nikephòros. Di questo donario facevano parte due statue greche: Galata suicida e Galata morente, giunte a noi grazie alle copie romane. Nel santuario vennero effettuati vari scavi che riportarono alla luce frammenti di iscrizioni tra cui una con la firma dello scultore greco Epigonos, realizzatore dell’opera. Il Galata suicida, noto anche come Galata Ludovisi per il luogo in cui è stato scoperto, è una copia romana in marmo realizzata nel I secolo a.C. di un’originale greca datata al 230 a.C. circa; venne ritrovato durante gli scavi di Villa Ludovisi all’inizio del XVII secolo. La statua era centrale al donario, di dimensioni più alte rispetto alle altre, in modo che l’intera opera avesse una struttura piramidale, che quindi culminasse con una rappresentazione eretta verticalmente, in contrasto con le altre distese e appoggiate sul basamento marmoreo.


La scultura, ricca di phatos e virtuosismo, rappresenta un guerriero galata nell’atto di suicidarsi, affiancato da una figura femminile. L’uomo con la mano destra impugna una spada corta e la conficca nel petto per raggiungere il cuore e la morte quasi istantanea. Nel punto in cui l’arma penetra nel corpo vi è una fuoriuscita di sangue. La gamba sinistra è protesa in avanti e poggia sulla punta; la destra, rimane indietro ed è tesa. Entrambe le gambe garantiscono sostegno alla figura e sono protese verso destra, come il busto; la testa è invece rivolta all’indietro. i particolari del volto, in parte nascosti dal braccio se l’opera viene vista frontalmente, sono ricchi di espressione eroica e fiera; i capelli, corti e mossi, sono resi con un forte chiaroscuro.

Il corpo è nudo, coperto solamente da un mantello che avvolge leggermente il collo e copre la schiena del guerriero. La muscolatura e l’anatomia sono rese nei minimi dettagli. Con il braccio sinistro il guerriero regge una donna anch’essa in punto di morte. La figura è appoggiata sulle ginocchia, coperta da un vestito dettagliato nella resa del panneggio. La testa è rivolta verso il basso e i capelli sono corti; il volto è privo di vita, gli occhi chiusi e la bocca socchiusa. Il braccio destro è abbandonato verso il basso e sfiora il basamento. L’opera è considerata uno dei capolavori più importanti della cultura greca pergamena e rappresenta un chiaro esempio della scultura ellenistica.

Anis Zarantonello