• Gustav Klimt
  • 1901
  • 84×42 cm
  • Olio su tela
  • Österreichische Galerie Belvedere – Vienna.

Gustav Klimt rappresenta uno dei principali esponenti della Secessione Viennese, da lui fondata insieme ad altri diciannove artisti esponenti dell’Art Nouveau. Si tratta di un movimento artistico  che nasce in risposta alla rivoluzione industriale, che enfatizza la personalità del produttore e la qualità del prodotto piuttosto che la quantità. Le opere dei membri della secessione sono perciò contraddistinte da una grande originalità, che sfocia nel distacco dai canoni accademici per avvicinarsi ad un’arte più libera anche nello stile. Lo stile viene pertanto chiamato Liberty.

Giuditta rappresenta una valida anticipazione del periodo aureo: precede infatti di pochi anni la visita di Klimt a Ravenna (1903), che lo impressionerà per la sua magnifica arte musiva e l’utilizzo esorbitante dell’elemento aureo in essa. L’aspetto che salta all’occhio è l’estrema luminescenza,  data in primo luogo dalla foglia oro, che costituisce le decorazioni dell’abito della protagonista e la quasi totalità dello sfondo, costituito da un paesaggio arcaico, ispirato ad un fregio assiro di Ninive, in cui sono rappresentati su una base nera degli alberi di fico e di vite. Viene così conferita bidimensionalità all’intero ritratto, escludendo l’elemento prospettico dello sfondo. La questione è diversa per il soggetto in primo piano, la cui tridimensionalità è in contrasto con lo spazio retrostante piatto. La foglia d’oro è utilizzata anche per la decorazione del panno e per il grosso gioiello in stile liberty che Giuditta indossa. Ulteriore elemento che rende il quadro luminescente è la cornice. Prodotta dal fratello dell’artista, Georg Klimt, è realizzata in legno scabro, ma nella parte superiore è decorata da uno strato di rame sbalzato, in cui, racchiusa in un intreccio capriccioso di linee curve è presente la scritta Judith und Holofernes (Giuditta ed Oloferne).

Il quadro rappresenta infatti Giuditta, un’eroina biblica del popolo ebraico: personaggio che grazie alla sua bellezza riesce a conquistare il generale dell’esercito assiro, Oloferne. Una volta sedotto, mentre era completamente ubriaco, Giuditta gli taglia la testa con la sua stessa spada e poi ritorna nella città. È grazie a lei che i giudei riescono a sconfiggere l’esercito avversario. Si tratta di un personaggio molto rappresentato anche dai più grandi artisti, ad esempio nell’opera Giuditta e Oloferne di Caravaggio, seppur trattato con approccio completamente diverso.

Il volto a cui Klimt si ispira è quello di una sua contemporanea, Adele Bloch-Bauer, nobile viennese. Non emerge di certo, in questo quadro, l’idea di una figura eroica: della protagonista sono piuttosto esaltati l’erotismo e il potere seduttivo. Klimt sfrutta quindi le vicende dell’eroina come pretesto per riprendere l’elemento della femme fatale, ponendola in subalternità. Giuditta è rappresentata in una posa molto sensuale. Inizialmente Klimt voleva rappresentarla con il petto coperto da un abito di chiffon. Decide invece di farle indossare un abito quasi trasparente, un velo che scopre la nudità del busto. Il soggetto è visto in perfetta frontalità, immobile, con gli occhi e le labbra socchiusi e il braccio destro è piegato per sorreggere la testa mozzata di Oloferne. Questa serie di elementi forniscono l’immagine di una donna in atteggiamento di sfida, e la sua imponenza rafforza tale immagine. È proprio questo lo scopo di Klimt: rappresentare la femme fatale come donna dalla personalità seducente, forte e dominatrice (quasi crudele), collegandosi al mito biblico. Giuditta è quindi metafora della femminilità assassina.

Filippo Calconi