• Prassitele
  • 340 a.C.
  • 215 cm
  • Marmo pario
  • Museo Archeologico – Olimpia

L’opera Hermes con Dioniso fanciullo è stata attribuita allo scultore greco Prassitele. Tuttavia, nonostante quasi tutte le opere greche siano copie romane, quest’opera è ritenuta da alcuni critici l’originale, in quanto la lavorazione del marmo così delicatamente scolpito è tipica di Prassitele. Altri pensano, comunque, che l’opera sia una copia ellenistica di un originale ormai perduto. È una scultura in marmo pario (varietà di marmo molto pregiata, proveniente dall’isola greca di Paro) realizzata intorno al 340 a.C. ed alta 215 cm. Venne ritrovata ad Olimpia, nel tempio di Hera, l’8 maggio 1877, durante alcuni scavi archeologici. Si presentava in ottime condizioni, poiché protetta da uno strato di argilla. In seguito vennero scoperti anche altri frammenti che appartenevano alla scultura, come il tronco su cui poggia la statua e il piedistallo.


Secondo la leggenda, Dioniso era figlio di Zeus e della mortale Semele. Ella, dopo aver assistito alla manifestazione del dio in tutta la sua potenza, rimane talmente spaventata che muore subito dopo. Allora Zeus sapendo che era incinta, prende il bambino dal ventre della madre e se lo fa cucire dentro la coscia; dopo tre mesi nasce Dioniso che Zeus affida immediatamente al fratello Hermes. Probabilmente la statua è una allegoria della pace tra gli abitanti di Elide, che avevano come patrono Hermes, e quelli di Arcadia, che avevano come patrono Dioniso. Hermes, in piedi, è nudo, ha la gamba sinistra flessa e più indietro di quella destra che è tesa. Il bacino e il busto si sporgono verso sinistra dove si trova, seduto sull’avambraccio sinistro, il piccolo Dioniso. Il braccio destro è mancante, ma dalla direzione della spalla si capisce che era alzato e probabilmente teneva in mano un grappolo d’uva per divertire il bambino. La testa di Hermes è leggermente inclinata verso sinistra a guardare il bambino; i capelli sono corti e molto ricci. Dioniso tende il braccio sinistro verso il centro, forse per cercare di prendere il grappolo d’uva, mentre il destro è appoggiato sulla spalla sinistra di Hermes. Quest’ultimo è appoggiato con il braccio sinistro ad un tronco, quasi tutto nascosto da una lunga veste che cade fino a terra e avvolge anche le gambe del bambino.

La struttura è costruita sull’inclinazione di tre assi: due assi sono paralleli e vanno dalla testa alle gambe, mentre il terzo asse va in direzione obliqua rispetto ai precedenti e segue tutto il tronco. Questa struttura conferisce un senso di movimento e di sinuosità al corpo; le linee verticali scompaiono quasi del tutto per lasciar posto a forme più sbilanciate e instabili, tanto che Hermes ha bisogno di un sostegno su cui appoggiarsi. Egli, infatti, non è in posizione statica, ma è colto nel vivo di un movimento. L’utilizzo del marmo qui è fondamentale, in quanto conferisce alla scultura morbidezza e accentua la leggerezza della muscolatura e la delicatezza dei lineamenti del viso. L’autore ha voluto creare una scultura che fosse il più possibile vicina alla realtà e a testimonianza di questo realismo sono anche le proporzioni naturali delle varie parti del corpo. Prassitele, inoltre, ha cercato di riprodurre un’opera che non fosse perfetta, come secondo gli ideali dell’epoca, ma che fosse il più possibile vicina alla quotidianità. Le divinità non sono più distaccate e maestose, ma umanizzate. Hermes, infatti, pur essendo un dio, non è rappresentato con caratteristiche perfette, ma come un uomo normale, come si può anche notare dai muscoli non troppo accentuati. Prassitele tende a rappresentare gesti della vita quotidiana e gli sguardi tra i due personaggi sono una caratteristica importante che esalta la loro umanità. Anche se non ancora perfettamente definiti, gli sguardi rendono la scena intensa e fanno capire subito il rapporto fraterno tra le due divinità.

Arianna Ferri