• Silvestro Lega
  • 1867
  • 157 cm x 97 cm
  • Olio su tela
  • Palazzo Pitti – Galleria d’Arte Moderna, Firenze.

Fedele al suo programma di produrre un’arte dove la sincerità d’interpretazione del vero reale, dovesse, senza plagio preraffaellita, ritornare ai nostri quattrocentisti e continuare la sana tradizione, non più col sentimento divino di quel tempo, ma col sentimento umano dell’epoca nostra, [Lega] dipinse il suo quadro più grande, Il canto dello stornello

Telemaco Signorini

Capolavoro di lirismo, “l canto dello stornello è un dipinto di Silvestro Lega, artista di origini forlivesi attratto dalla cosiddetta pittura di macchia. Egli unisce la ricerca di una composizione solida, costruita secondo le leggi della pittura rinascimentale, alla libertà luministica tipica dei macchiaioli, lasciando che sia la luce stessa a dare fisicità e presenza alle immagini tratte da scene di vita borghese, una vita che ebbe occasione di conoscere da vicino.

Non a caso il quadro in questione ritrae un microcosmo composto da tre donne, Virginia, Maria e Isolina Batelli, ossia le tre figlie del ricco industriale fiorentino, Spirito Batelli, che ospita Lega dal 1861 e che, l’anno successivo, darà Virginia in sposa al pittore.

Con un realismo che si potrebbe definire fotografico, Lega ritrae le tre sorelle nell’atto di intonare un canto a mo’ di stornello tipico della tradizione popolare toscana, utilizzando la pittura come strumento di indagine, che serve a rivelare il rapporto di intimità tra i personaggi e la serenità dell’istante, ma anche a cantare di quella società borghese che inizia ad acquisire una coscienza nazionale. Proprio la borghesia saprà ben apprezzare il dipinto, rassicurata dall’atmosfera calda e dalla presenza di un disegno ben definito, caratteristico della prima produzione di Lega e che si perderà dal 1881 quando abbandonerà la pittura di genere per costruire le forme direttamente attraverso l’uso dei colori.

L’osservatore viene introdotto in un momento di vita privata e quotidiana, un momento di serenità che vede le ragazze immerse in un’atmosfera intima rappresentata però seguendo l’impostazione fortemente accademica del pittore forlivese. Lo spazio è infatti organizzato in maniera perfetta grazie all’uso della prospettiva, che trova il suo punto di fuga nella tastiera del pianoforte, e definito sia dalle dettagliatissime mattonelle del pavimento, ricche di decorazioni floreali, sia dal drappo che scende sulla destra. Inoltre, i corpi monumentali, ma non statici, rievocano l’eredità della pittura Quattrocentesca: non a caso molti critici vi vedono il recupero dell’impostazione scenica di Piero della Francesca.

Protagonista dell’opera è però la luce che, penetrando dalla grande finestra semiaperta sullo sfondo, illumina i punti nevralgici dell’immagine indugiando sui vari particolari, come ad esempio le mani della pianista, la camicetta bianca della ragazza in piedi, lo schienale della sedia, lo spartito o lo stesso pianoforte, e contribuisce alla resa spiccatamente realistica della scena, donando volume alle vesti delle sorelle e rivelando ogni dettaglio delle figure ritratte in controluce attraverso l’uso di una gamma cromatica ricca, nitida e vivace.

Infatti, sebbene le tinte dominanti siano solo due, ossia l’azzurro puro del corpetto ed il bianco della sottile camicetta, l’equilibrio visivo si basa sul colore: da questo punto di vista si possono osservare sì un certo contrasto tra chiaro e scuro dovuto alla disomogeneità della distribuzione della luce nella stanza, ma anche l’uniformità delle tinte che caratterizzano i vestiti morbidi e decorati delle donne.

Anche la proporzione delle forme dona un certo equilibrio alla corrispondenza interno – esterno, ma il modo di trattare la luce dentro la stanza si contrappone al forte chiarore al di là della finestra che sfuma sia i colori, sia i contorni delle colline della campagna fiorentina.

È proprio la campagna, che ricorda quella dell’opera L’elemosina dello stesso Lega, a donare uno spiccato senso di tranquillità all’opera, il cui tema centrale diventa la quotidianità.

Oltre a quest’ultima, uno degli argomenti principali trattati dall’artista è sicuramente la musica: lo stornello indicato dal titolo si riferisce ad un genere musicale tradizionale dalla struttura molto semplice, solitamente cantato a rimbalzo di voce da un luogo all’altro. La donna al pianoforte, Virginia, compagna di Lega e maestra di musica, sta suonando l’accompagnamento musicale per la voce delle sorelle che, come si può notare grazie alla mano portata al mento di una delle due, sono molto concentrate sullo spartito.

Alcune interpretazioni si sbilanciano verso un significato politico del canto: figlie di un uomo di partecipazione ideologica molto spiccata soprattutto nel clima dei moti del ’48, le tre potrebbero cantare uno stornello a sfondo patriottico ispirato alle vicende risorgimentali in un’atmosfera democratica e progressista, facendo quindi corrispondere al microcosmo familiare una realtà ben più ampia che si estende all’esterno, nella campagna raffigurata al di là della finestra ed ancora oltre, dove la vita scorre, c’è la rivoluzione, si combatte per fare l’Italia unita e Firenze diventa capitale, seppur per un breve periodo (1865- 1871).

Dentro al dipinto c’è quindi un intero mondo, è come un film da vivere attraverso la fantasia: si può immaginare l’atmosfera accogliente di un nido materno e femminile in cui il pittore trova l’amore e dove arriva la sensazione di tranquillità che sa di campi coltivati e di colline lontane, uno scenario coronato dai rumori della natura e dalla melodia del pianoforte, perfetto per dipingere en plein air.

Sebbene passata inosservata dalla critica del tempo, l’opera rispecchia l’anima del movimento dei Macchiaioli, ovvero la pittura che diviene racconto del vero e,  assieme ai dipinti Un dopopranzo e Una visita, rappresenta uno dei capolavori del cosiddetto naturalismo poetico, sintesi tra naturalismo e fantasia, in quanto si tratta di un’arte che esalta i soggetti semplici della vita quotidiana.

Agnese Pedretti