• Vincent Van Gogh
  • 1889
  • Olio su tela
  • 73,7 x 92,1 cm
  • Museum of Modern Art (MoMA) – New York

Spesso penso che la notte sia più viva e più riccamente colorata del giorno

Notte Stellata è uno dei dipinti più iconici dell’intera storia dell’arte ed è un quadro  post-impressionista, che tende fortemente la mano alla successiva corrente espressionista, tra le maggiori delle avanguardie artistiche del ‘900, della quale Van Gogh fu precursore. La critica conviene nel collocare la realizzazione del dipinto nella nottata tra il 18 e 19 di giugno del 1889, nel periodo in cui il pittore si trovava in cura presso Saint-Rémy en Provence.
Nel dipinto è raffigurata una scena notturna, lo spettatore osserva dall’alto un piccolo borgo, dominato dagli imponenti vortici e dai suggestivi effetti luminosi di una sera dal cielo terso, ma animato da tumultuosi moti e fisse luci. Il paesino è situato sul fondo di una vallata, presenta tratti tipicamente nordici dell’Olanda in cui crebbe Van Gogh, ciò si manifesta nei tetti a spiovente e nell’alto campanile che torreggia nella pianura. Al gruppo di abitazioni fanno da cornice una serie di colline dai crinali morbidi, che si susseguono in una catena che si disperde all’orizzonte conferendo un andamento obliquo alla scena da cui acquisisce instabilità e dinamismo.

Il vero protagonista dell’opera è il cielo, mosso da vivi contrasti cromatici e dall’avvolgersi di enormi e spaventosi vortici sui quali si focalizza l’attenzione. A questi fanno da contraltare le stelle e la Luna, che, al contrario, rimangono immobili e forniscono un riferimento al fruitore. L’unico ostacolo che si oppone all’osservazione della volta celeste è un cipresso alla sinistra del dipinto, il suo andamento è sinuoso e costituito da lunghe pennellate che lo definiscono dalla base fino alla cima, agisce come connessione tra terra e cielo e la sua forma ricorda una fiamma oscura che si protende verso il vuoto. La tavolozza cromatica presenta principalmente toni cerulei complementari da colori luminosi e dirompenti, utilizzati nella realizzazione degli astri incastonati nel cielo, uniti nella realizzazione di un contrasto che rende viva la composizione. Tuttavia è importante ricordare che, sebbene quest’opera raffiguri scorci familiari all’autore, essa non venne dipinta en plein air, come da abitudine di Van Gogh, ci troviamo infatti di fronte ad una tela realizzata a memoria, da qui deriva una più consistente tensione emotiva rispetto al resto della sua produzione, in cui i sentimenti non venivano amplificati dal ricordo.

La peculiarità dell’opera sta nel caratteristico tratto di Van Gogh, una pittura materica, dove leggeri punti si alternano a lunghe pennellate che conferiscono instabilità ad un quadro che vuole trasmettere tutte le incertezze del pittore. Qui l’aspetto paesaggistico di classica derivazione romantica, in cui l’artista si isola e trova pace nella natura e nella sua forza, si fonde alle inquietudini espressioniste, i maestosi gorghi che dominano il paesaggio sono l’incarnazione della debolezza umana, del suo smarrimento, in questa atmosfera, solo le stelle e la Luna rappresentano punti fermi ai quali l’uomo può ancorarsi per evitare tale deriva.

Filippo Aria