• Raffaello Sanzio
  • 1509-1511 circa
  • 500cm x 770cm
  • Affresco
  • Musei Vaticani – Città del Vaticano, Roma.

La Scuola di Atene è un affresco delle dimensioni di 5m x 7.70m realizzato da Raffaello Sanzio tra il 1509 e il 1511. È situato nella Stanza della Segnatura, una delle quattro stanze decorate dal pittore all’interno dei Musei Vaticani: Papa Giulio II della Rovere aveva infatti convocato Raffaello a Roma, affidandogli la decorazione degli appartamenti in modo da operare una sintesi tra cultura classica e messaggio cristiano, fatto che comportò la distruzione di affreschi precedenti tra cui anche alcune opere di Piero della Francesca.

La Stanza della Segnatura, adibita un tempo a biblioteca papale e tribunale ecclesiastico, fu la prima ad essere decorata e si decise di svilupparvi il tema legato all’ordinamento ideale della cultura umanistica divisa in teologia, filosofia, poesia e giurisprudenza, a ciascuna delle quali è dedicata una parete: alla Scuola di Atene, e quindi alla ricerca della Verità Razionale, è dedicata la parete ovest che si contrappone alla Verità Teologica rappresentata, sulla parete opposta, dalla Disputa del Sacramento.

Attentamente progettato, l’affresco della Scuola di Atene raffigura ben 58 personaggi illustri, tra cui i più grandi filosofi e matematici dell’antichità, rappresentati con le effigi di artisti contemporanei a Raffaello, in modo da indicare la continuità tra sapere antico e sapere moderno, disposti su due piani definiti da una larga scalinata che taglia l’intera scena, ed inquadrati da un grande arco dipinto. Tra questi, particolare è la figura di Eraclito, raffigurato con le sembianze di Michelangelo, non presente nel cartone preparatorio dell’opera (oggi conservato a Milano, nella Pinacoteca Ambrosiana) ma aggiunto solo successivamente, forse come omaggio al collega in seguito alla visione dei lavori in corso nella Cappella Sistina.

In un edificio ideale, i cui quattro archi seguono uno schema compositivo ritmico, che crea un effetto ottico di grande profondità prospettica, Platone e Aristotele occupano il centro della scena, vicino al punto di fuga: il primo, nei cui lineamenti è riconoscibile il volto di Leonardo da Vinci, indica il cielo e tiene in mano il Timeo, sottolineando la sua filosofia basata sul mondo delle idee trascendenti e sull’induzione; alla sua sinistra Aristotele, con le sembianze di Bastiano da Sangallo, rivolge la mano verso il basso, verso il mondo naturale, esprimendo un atteggiamento orizzontale del pensiero basato sull’esperienza sensoriale, e regge L’Etica Nicomachea. In due cenni semplici, ma molto eloquenti, Raffaello riesce quindi a riassumere l’essenza delle due dottrine principali alla base della filosofia e riprende questa gestualità anche nei due medaglioni posizionati sotto l’imposta della cupola dove, in quello di sinistra, un uomo è rappresentato nell’atto di alzare gli occhi da un libro, mentre in quello di destra una donna poggia le mani sul globo terrestre.

Ai lati del grande edificio marmoreo che ricorda il progetto della Basilica di San Pietro del Bramante, si possono osservare due grandi sculture pagane che rappresentano il mondo del mito: a sinistra della scena domina la statua di Apollo con in mano una lira, e a destra quella di Minerva con elmo, lancia e scudo su cui è raffigurata la testa di Medusa. Alla base delle due figure sono dipinti vari rilievi: sotto Apollo ritroviamo due scene, la “Lotta di ignudi” e il “Tritone che rapisce una Nereide”, che rispettivamente stanno ad indicare la violenza ed il desiderio sensuale, ossia quei vizi legati all’istinto animale dell’uomo che possono essere facilmente domati attraverso la ragione. I bassorilievi presenti sotto alla figura di Minerva invece, purtroppo, non sono molto chiari.

L’impianto della Scuola di Atene presenta un’ampia spazialità prospettica: sul fondo e dalle aperture della volta si intravede il cielo, mentre in primo piano la scena si apre all’osservatore. La solenne architettura dello sfondo richiama quella tardo antica, grazie alla presenza di volte a botte cassettonate, dell’innesto del tamburo di una cupola e della griglia geometrica della pavimentazione che rispecchia una spiccata razionalità ed un uso rigoroso della prospettiva centrale. La luce è bianca e cade dall’alto, anche perché l’edificio sullo sfondo è privo di copertura, ed i colori sono chiari: non si creano così troppe ombre o volumi molto accentuati, in modo da sottolineare la funzione di allegoria propria dei personaggi che, seppur rappresentati con una certa vitalità, hanno il compito di personificare pensieri astratti e non una realtà carnale.

La composizione è simmetrica, organizzata attorno alle figure di Platone e Aristotele: Raffaello riesce a comporre la scena con grande armonia ed equilibrio, nonostante l’affollamento, unificando le figure grazie all’uso della prospettiva centrale, il cui punto di fuga porta alle figure dei due grandi. I personaggi, disposti con ordine, sono divisi in tre gruppi principali:

Un primo e più numeroso gruppo si trova ai lati della coppia centrale;

Un secondo gruppo autonomo si trova in primo piano a sinistra: qui sono stati individuati i pensatori legati al mondo della matematica teorica, sotto l’egida della statua di Apollo, tra cui anche Pitagora ed i Pitagorici. È un gruppo che rappresenta un sapere chiuso e segreto;

Un terzo gruppo sempre in primo piano, sulla destra della scalinata, sotto l’egida di Atena, probabilmente legato al mondo della geometria e della natura, in cui è presente anche Euclide. È questo un gruppo molto aperto, simbolo di una conoscenza insegnata e condivisa;

Solo Diogene semisdraiato sulla scalinata ed Eraclito in primo piano appaiono quasi isolati dagli altri.

Alcuni studiosi, vedono in questa disposizione anche un ordine cronologico che si dispiega da sinistra verso destra (questa lettura sarebbe suggerita da vari particolari, tra cui anche il climax composto dai tre elementi cubici in basso a sinistra) : alla sinistra di Platone infatti, oltre ai suoi suoi cinque discepoli, sono rappresentati i filosofi vissuti prima di lui: Presocratici, Sofisti, Socrate ed i Socratici ed anche per le discipline matematiche in basso in primo piano abbiamo a sinistra Pitagora e, a destra, in quanto posteriore, Euclide. Altri invece, vedono nell’affresco la rappresentazione delle sette arti liberali, con in primo piano, da sinistra, grammatica, aritmetica e musica, a destra geometria e astronomia, e, in cima alla scalinata, retorica e dialettica.

Siccome “Il piacere che viene dalla prima impressione è incompleto; solo quando si è veduto e studiato tutto, a poco a poco e parte per parte, il godimento è totale”(Goethe, 1786), molti storici dell’arte hanno tentato di riconoscere le varie figure presenti nell’opera, riuscendo però a riconoscerne soltanto alcune.

Oltre alla coppia centrale formata da Platone ed Aristotele, si identifica ad esempio nel gruppo in basso a sinistra  Zenone di Cizio, il quale regge, insieme ad un bambino, un libro ad Epicuro, fondatore dell’Epicureismo che poggia il documento sulla base di una colonna. Alla base della stessa troviamo Pitagora che legge un libro e Teleauge che gli regge una tavoletta su cui sono rappresentate la forma simbolica della Tetraktys ed i rapporti musicali. L’uomo col turbante dietro Pitagora è invece Averroè, filosofo e scienziato arabo-spagnolo del dodicesimo secolo.  Socrate invece, vestito con una tunica verde, dialoga con un gruppo di persone attorno a lui. Sulla destra, Euclide, con le sembianze di Bramante, istruisce i suoi allievi tracciando una linea con un compasso e, vicino a lui, Zoroastro sorregge la sfera celeste mentre Tolomeo quella terrestre. A destra di Aristotele si trova invece Plotino,  l’uomo stante, vestito di rosso, in silenzioso isolamento.

Unica donna della scena, avvolta da una veste bianca, con le fattezze di Francesco Maria della Rovere, è la matematica, filosofa ed astronoma di Alessandria Ipazia che, assieme a due fanciulli ed all’autoritratto di Raffaello (con i lineamenti di Apelle, situato a destra vicino all’amico e collega Sodoma), costituisce una delle uniche quattro figure con lo sguardo rivolto verso lo spettatore.

Ciò che emerge però, è la natura collettiva del pensiero, il suo carattere dialogico e dinamico. Lo si vede nel movimento dei personaggi, la maggior parte dei quali è in relazione con gli altri, a partire dalla coppia centrale in cui Platone ed Aristotele si guardano reciprocamente. Ciò è ben espresso dalla gestualità delle mani che lega tra loro i personaggi e guida lo sguardo dello spettatore dall’uno all’altro, ed anche dalla scrittura, molto presente nel dipinto: compaiono infatti numerosi libri, papiri e lavagnette.

Tante sono le interpretazioni generali dell’affresco, a partire da Giorgio Vasari che lo definiva una “storia che racconta il momento in cui la filosofia viene accordata con l’astrologia e la teologia, dove sono ritratti tutti i savi del mondo che disputano in vari modi”, passando per Bellori “una scena in cui filosofi, retori, poeti, matematici ed allievi esponenti di altre discipline stanno confrontandosi e discutendo” ed arrivando a Johann David Passavant, il quale sostiene che l’affresco descrive l’evoluzione storica della filosofia greca, dagli esordi (a sinistra), al culmine (centro), al declino (destra), ma il soggetto principale rimane comunque la filosofia che, accordandosi alla concezione antropocentrica del Rinascimento, attribuisce all’uomo la facoltà di conoscere la verità comprensibile dalla Ragione.

Agnese Pedretti